Museo Archeologico Regionale Eoliano Luigi Bernabò Brea
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"Il settecentesco palazzo vescovile e alcuni degli edifici realizzati a seguito della trasfor-mazione del castello in penitenziario, avvenuta nell’Ottocento, ospitano il fenomenale Museo Archeologico Eoliano (Museo Archeologico Regionale Eoliano ‘Luigi Bernabò Brea’; %090 988 01 74; Via Castello 2; interi/ridotti €6/3; h9-19.30 lun-sab, 9-13.30 dom) intitolato a Luigi Bernabò Brea, lo studioso che a partire dal 1948, insieme con Madeleine Cavalier, iniziò una sistematica campagna di scavi a Lipari e nelle altre isole dell’arcipelago eoliano, riportando alla luce la loro storia millenaria. Diviso in sei sezioni, conserva migliaia di reperti databili in un arco di tempo che dal Neolitico – tra la fine del V e l’ini-zio del IV millennio a.C. – arriva fino al Medioevo.Il modo migliore per visitarlo è partire dalla sezione di vulcanologia. A meno che non siate interessati alla formazione geologica dell’arci-pelago, potete saltare le sale che conservano decine di campioni di roccia eruttiva e passare a quelle relative al rapporto fra territorio, uomo e ambiente, e scoprire le ragioni che favorirono l’insediamento umano nelle Eolie. Da qui spostatevi alla sezione isole minori, che ha sede nell’edificio ac-canto ed è ricca, oltre che di reperti, anche di pannelli informativi molto utili per contestualizzare le varie fasi di colonizzazione delle isole. Da non perdere l’eccezionale Tazza di Filo Braccio, in ceramica incisa con disegni di un uomo e di barche tra le onde, appartenente alla prima fase della Cultura di Capo Graziano, che si sviluppò a Filicudi tra il 2300 e il 1700 a.C. La sezione preistorica, nell’an-tico episcopio, accoglie i reperti scoperti a Lipari, come le lame di ossidiana e i frammenti di manufatti ceramici appartenenti alla Cultura di Stentinello, una civiltà insediatasi nella Piana di Castellaro Vecchio, fertile altopiano a nord- ovest dell’isola dove si stabilirono le prime genti venute dalla Sicilia. Di grande rilievo anche le offerte votive (VI-V secolo a.C.) trovate in un bothros, un pozzo sacro dedicato a Eolo dai coloni greci che quassù fondarono Lipàra.Ma è la sezione classica, dalla parte opposta della basilica, a la-sciare di stucco. La visita inizia al piano terra, fra le ricostruzioni di alcune necropoli dell’Età del Bronzo e la sezione di archeologia marina (con centinaia di anfore greche e romane provenienti da 20 relitti), e termina al primo piano, che espone monete e lucerne, reperti bizantini e maioliche medievali. Al piano rialzato ecco la meraviglia: decine di crateri, vasi ornati da figure nere e rosse con scene mitologiche e teatrali della tradizione greca, rinve-nuti nei corredi funerari di Contrada Diana (p53), che permettono di ricostruire l’intero sviluppo dell’in-dustria ceramica dal VI al III secolo a.C. Imperdibili, tra gli altri, i lavori del Pittore di Lipari (che ottenne decorazioni policrome dipingendo in blu, bianco e giallo i vasi dopo la cottura) e la collezione di maschere del teatro greco legate al culto di Dioniso. Al momento della stesura della guida erano chiuse le altre due sezioni: quella epigrafica, con sarcofagi ellenistici e varie stele funerarie romane, e il padiglione con la storia degli scavi e del museo"
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"Au sud du musée archéologique, à l'intérieur du château de Lipari, face à l'église de la Madonna delle Grazie, on peut visiter le parc archéologique (la visite est comprise dans le billet du musée). Il contient des tombes d'époques grecque et romaine. Cet endroit offre une belle vue sur la ville et sur la zone portuaire de Marina Corta où se dresse, sur un rocher, la petite église delle Anime del Purgatorio. En remontant vers l'église de l'Immacolata, on traverse la zone archéologique, avec ses ruines allant du XVII e siècle av. J.-C. au II e siècle apr. J.-C."
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